Storia dei GAS

Vecchio libroIn Italia i GAS rappresentano l’iniziativa di auto organizzazione di consumatori e consumatrici attualmente più diffusa.

Essi fanno parte dei cosiddetti circuiti brevi o filiere corte che sono nati in risposta a esigenze espresse da produttori e consumatori, nel tentativo di inserire e ricollocare il mercato di beni agroalimentari (ma non solo) all’interno di uno spazio limitato, sia dal punto di vista fisico, sia sotto il profilo relazionale.

Tutto è cominciato alla fine degli anni ‘80 con il boicottaggio dei prodotti alimentari e artigianali fabbricati dai colossi multinazionali: Del Monte per l’ananas e le banane, Nestlé per il latte in polvere e la cioccolata, Nike per i palloni da calcio.

Gli aderenti alle campagne di boicottaggio hanno subito parlato di “consumo critico“, un nuovo modo di fare acquisti rispettoso dell’ambiente e dei diritti umani. Sotto accusa, lo sfruttamento del lavoro minorile (i palloni Nike cuciti a mano dai bambini nepalesi), le massacranti condizioni dei braccianti Del Monte nelle piantagioni del Kenya, la scorretta informazione condotta dalla Nestlé nell’Africa nera, al fine di disincentivare l’allattamento al seno e optare per il costoso latte in polvere.

Da allora, il consumo critico ha preso piede rapidamente in tutta Italia in particolare attraverso il volto dei Gas dal 1999 riuniti in coordinamento (ReteGas).

Questo nuovo approccio alla produzione e al consumo ha dovuto creare nuovi spazi e nuove strade che fossero alternative, se non in aperta opposizione, al mercato convenzionale.

Nella molteplicità delle esperienze, la cui espressione è fortemente condizionata dal contesto in cui nascono e si sviluppano, si trovano alcuni caratteri fondamentali:

  • la ricerca del contatto diretto tra gli attori coinvolti (produttori e consumatori nei casi più semplici, fino ad arrivare al coinvolgimento di numerosi altri soggetti, come associazioni, enti locali, università ecc.);
  • la ricerca di una relazione autentica, basata sulla fiducia, sulla conoscenza personale e sull’esperienza diretta;
  • la necessità di costruire una rete di relazioni che sia radicata su un territorio o che consenta di creare uno spazio, anche non fisico, in cui gli attori possano condividere valori, ideali e iniziative (per esempio il commercio equo e solidale).

Il primo GAS viene presentato a Fidenza (PR) nel novembre del ’94. I fondatori, prendendo spunto dalla propria esperienza personale, decidono di trasformare le riflessioni
sull’insostenibilità del modello comune di sviluppo e di consumo, in un modello di vita che prenda le mosse dai gesti più semplici, come lo sono le quotidiane scelte di acquisto, a partire dal recupero del significato delle proprie spese e del percorso che i prodotti compiono prima di essere consumati.

Nell’arco di 13 anni, il numero dei gruppi attivi è cresciuto continuamente e con un ritmo molto serrato. Al momento sono censiti circa 400 GAS (da www.retegas.org e www.economia-solidale.org), registrati presso i due siti internet di riferimento, ma la stima è sicuramente in difetto, dato che molti gruppi decidono di non rendersi visibili sul web, facendosi comunque conoscere sul territorio, attraverso il passaparola o appoggiandosi ad associazioni già attive.
Una delle particolarità dei GAS risiede nella capacità di innescare un meccanismo virtuoso che porta, attraverso la condivisione dei consumi, a sviluppare una riflessione più ampia, che coinvolge altri aspetti della vita quotidiana. Spesso si è verificato anche il percorso inverso, che ha portato l’attenzione di cittadini, attivi all’interno di associazioni con altri obiettivi, verso la conversione dei propri consumi e la condivisione della scelte di acquisto, come un elemento che arricchisce e stimola continuamente una riflessione, innescata in precedenza da altre sensibilità.

Per questo, nel vasto panorama dei gruppi presenti, esistono realtà che si limitano ad effettuare gli acquisti ma, nella maggior parte dei casi, la condivisione di riflessioni porta alla definizione di progetti rivolti sia all’azione concreta (progetti di cooperazione con paesi del Sud del mondo ma anche piccole realizzazioni sul territorio locale), che all’educazione e alla sensibilizzazione nei contesti locali.

Quindi possiamo senz’altro affermare che i GAS si collocano all’interno di un sistema più complesso, di cui sono parte integrante, e che coinvolge una grande varietà di attori: consumatori, produttori, cooperative sociali, associazioni di volontariato, botteghe di commercio equo e altre organizzazioni della società civile. L’intento di tutti questi soggetti è la realizzazione di un sistema che possa essere alternativo al modello conomico dominante, e che possa basarsi su relazioni interpersonali dirette e sulla condivisione degli obiettivi; questo sistema mira alla conversione dei consumi verso un’economia sostenibile, più rispettosa dell’ambiente e in sintonia con le reali esigenze dei consumatori e delle consumatrici.
In alcuni casi, i GAS hanno partecipato attivamente, come attori principali e insieme ad altre realtà, a progetti di educazione al consumo responsabile, portando nuovi consumatori ad aderire ai gruppi esistenti, o a formarne di nuovi, dando un notevole impulso alla diffusione di tutte le iniziative di economia solidale in atto.

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